Il Decreto Transizione 5.0, pubblicato dal Governo italiano, rappresenta un importante passo avanti nella trasformazione del sistema produttivo nazionale verso modelli più sostenibili ed efficienti dal punto di vista energetico.

Ecco i punti salienti di questo innovativo decreto:

Obiettivi del Decreto Transizione 5.0

Il Decreto mira a promuovere l’adozione di tecnologie avanzate e sostenibili all’interno delle imprese italiane, incentivando investimenti che riducano i consumi energetici e favoriscano l’uso di fonti rinnovabili. Questo avviene tramite un regime di credito d’imposta volto a supportare le aziende nella realizzazione di progetti di innovazione.

Crediti d’imposta

Il cuore del decreto è l’istituzione di un credito d’imposta significativo per le imprese che intraprendono progetti di innovazione. Questo credito può coprire fino al 50% delle spese sostenute per investimenti in beni strumentali, come macchinari, impianti e attrezzature, che contribuiscono alla riduzione dei consumi energetici e alla sostenibilità ambientale. Le aliquote del credito d’imposta variano in base alla riduzione effettiva dei consumi energetici ottenuta, con tre livelli di agevolazione:

  • 35% per riduzioni energetiche del 3%
  • 40% per riduzioni energetiche del 6%
  • 45% per riduzioni energetiche del 10%​​ .

Investimenti ammissibili

Gli investimenti ammissibili al credito d’imposta includono beni materiali nuovi, strumentali all’esercizio d’impresa, e beni immateriali come software avanzati, purché finalizzati alla riduzione dei consumi energetici. Sono compresi anche gli investimenti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, esclusa la biomassa, e le spese per attività di formazione del personale, necessarie per l’acquisizione di competenze tecnologiche rilevanti per la transizione ecologica e digitale​​ .

Procedure e tempistiche

Le imprese interessate devono inviare la comunicazione degli investimenti effettuati e programmati tramite la piattaforma informatica “Transizione 5.0” accessibile con SPID. Le comunicazioni devono essere trasmesse entro specifiche scadenze per poter beneficiare delle agevolazioni. È previsto che tutti i progetti di innovazione siano completati entro il 31 dicembre 2025, con possibilità di proroga al 30 aprile 2026 se certi criteri di pagamento sono soddisfatti entro il 2025​​ .

Esclusioni e limiti

Sono escluse dal beneficio le imprese in stato di liquidazione, fallimento, o sottoposte a procedure concorsuali, nonché quelle che non rispettano le normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e gli obblighi contributivi. Inoltre, gli investimenti in beni gratuitamente devolvibili delle imprese operanti in concessione nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti e delle infrastrutture sono generalmente esclusi, salvo specifiche eccezioni​​ .

Benefici attesi

Con il Decreto Transizione 5.0, il Governo italiano punta a ridurre il consumo energetico di 0,4 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) entro il 2026. Questo obiettivo è parte integrante del piano REPowerEU, che mira a rafforzare la resilienza energetica dell’Europa e a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili​​ .

Conclusione

Il Decreto Transizione 5.0 offre alle imprese italiane un’opportunità significativa per migliorare la loro efficienza energetica e contribuire alla sostenibilità ambientale. Per massimizzare i benefici offerti da queste misure, le aziende possono rivolgersi a consulenti esperti come Ambra Consulting, che possono guidare le imprese attraverso il processo di adesione al decreto e garantire la conformità ai requisiti normativi. Ambra Consulting offre supporto completo per ottimizzare gli investimenti e sfruttare al meglio le agevolazioni disponibili, semplificando il percorso verso una transizione industriale di successo.

Adesso restiamo in attesa della circolare contenente le linee guida per l’operatività del nuovo Piano Transizione 5.0. I referenti del Ministero hanno più volte annunciato l’intenzione di pubblicare questi nuovi provvedimenti simultaneamente, al fine di chiarire le “zone d’ombra” di una normativa frammentata, che ha sollevato numerosi dubbi sulla sua effettiva applicabilità da parte dei professionisti del settore.

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